(Forlì, 21 dicembre 2012) Presentazione alla stampa della pubblicazione “Immagini che”, realizzata in 500 di copie dalla Commissione per la Parità dell’Assemblea regionale sulla base del lavoro di ricerca delle volontarie del Tavolo associazioni contro la violenza alle donne di Forlì e svolto in collaborazione con l’assessorato comunale Pari Opportunità. Invitata dall’assessora Maria Maltoni e alla presenza delle associazioni femminili coinvolte nel progetto, ho partecipato all’incontro in Comune, occasione per denunciare prove alla mano la rappresentazione distorta e insufficiente delle donne sui media, non solo dunque nella stampa forlivese ma in tutti i notiziari, pubblicità e organi di informazione nazionali.

Del tema ci siamo già occupati in Commissione e soprattutto ce ne occuperemo a partire dalla prossima seduta di gennaio, cercando di individuare le leve normative e culturali più efficaci per restituire alla donna l’immagine che le spetta, adeguata al ruolo sociale che ricopre oggi, rispettosa della sua dignità e autonomia. Tutto ciò si collega strettamente al tema della violenza di genere, costituendo un fattore culturale di grande importanza per sconfiggere gli stereotipi di subalternità e debolezza ancora associati alla figura femminile e origine di molte discriminazioni.

Leggi la mia introduzione a “Immagini che – Immagine del femminile nella stampa forlivese”. «L’ultimo rapporto sul Gender Gap del World Economic Forum colloca il nostro Paese ad un 80° posto che, in particolare in questa lunga fase di crisi, corrisponde ad una vera e propria condanna al declino e alla marginalità. Risalire la china è necessario, ma sarà possibile solo a patto che le donne italiane diventino in tempi brevi co-protagoniste della vita sociale e politica, più presenti nei luoghi decisionali pubblici e privati, così come sul mercato del lavoro. Per colmare questo gap di democrazia, accanto a misure cogenti di riequilibrio della rappresentanza, occorre consolidare una cultura che definisco di “affidabilità delle donne”, cioè di piena fiducia da parte dell’opinione pubblica nel loro ruolo di guida anche in posizioni apicali. Nessuno può negare il potere che hanno i mezzi di comunicazione nel formare la cultura di una comunità, nell’orientarne l’immaginario attraverso stereotipi e modelli, nel dare o togliere visibilità e valore. Ebbene, qualunque osservazione anche superficiale dei vari media italiani ci porta a dire che battaglie di decenni e indubbie conquiste civili non hanno scalfito gran che né l’uso che si fa del corpo femminile né l’immagine del cosiddetto sesso debole. Quando al contrario la ragione – scevra di considerazioni moralistiche – ci dice che la distanza tra immagine e dignità, tra il modello comunicato e il ruolo che oggi le donne sono in grado di esercitare nella vita sociale ed economica, è una frattura grave, che alimenta disuguaglianza sostanziale anche laddove vigono regole formali paritarie.

Ne sono consapevoli le donne del Tavolo delle associazioni contro la violenza di genere di Forlì, che hanno promosso e realizzato “Immagini che”, indagine obiettiva ed accurata sul trattamento che la stampa forlivese riserva a uomini e donne nel corso di un anno. Due sono gli aspetti che mi preme sottolineare. La dimensione locale non toglie significato alla ricerca, anzi ne rafforza la portata dal momento che rispecchia una realtà vicina e rassicurante verso cui siamo portati ad indulgere. L’altro aspetto riguarda la presenza delle donne su tutti gli organi di informazione in quanto vittime: le violenze di genere, nelle varie forme che assumono, hanno raggiunto livelli intollerabili nel nostro Paese. Gli uomini uccidono le “loro” donne in misura sempre crescente, quando tutti gli altri omicidi sono in calo. E le mura domestiche continuano ad essere barriere impenetrabili alla prevenzione.

Il problema culturale, enorme, che sta alla base della discriminazione e della violenza va affrontato da molti punti di vista e ogni pezzo di Stato ha il dovere di fare la sua parte. Questa ricerca, realizzata sotto l’egida del Comune di Forlì grazie all’apporto competente e appassionato di donne che lavorano insieme e in modo volontario, risponde ai criteri di partecipazione attiva che vogliamo valorizzare e si innesta pienamente nel merito di quel percorso conoscitivo e di approfondimento che la Commissione regionale per la parità sta conducendo, preparatorio di una legge organica che colmi il divario di genere in ogni ambito sociale. Non ci sono scorciatoie: conoscenza corretta dei fenomeni, educazione per una consapevolezza diffusa, intervento coordinato delle istituzioni e norme cogenti ove occorrono. Solo passando per tutte queste fasi si arriverà ad un vero cambiamento e ad una parità accettata, praticata, vissuta.

Roberta Mori, presidente Commissione per la Parità dell’Assemblea Legislativa Regione Emilia-Romagna»