(Bologna, 11 dicembre 2012) Il dato è brutale: 260 milioni in meno per l’Emilia-Romagna sul Fondo Sanitario nazionale 2013. A questo taglio si aggiungono quelli già compiuti con le due manovre dell’estate 2011 e con la spending review, per un definanziamento complessivo del nostro sistema sanitario sull’ordine dei 400 milioni. Ebbene, la Giunta regionale ha detto NO all’impoverimento dei servizi e NO all’aumento dei ticket e tasse regionali. Ha scelto invece di difendere la sanità pubblica emiliano-romagnola facendosi carico delle difficoltà – come ha dichiarato l’assessore Carlo Lusenti – senza scaricarle sui cittadini. Voglio sottolineare che grazie a questa decisione, resa possibile dal processo di qualificazione del sistema già in corso, manterremo l’universalità del diritto alla salute con gli standard attuali e potremo continuare su quei programmi di innovazione e ricerca che sono fondamentali per raggiungere una maggiore appropriatezza delle cure anche in un’ottica di genere. Questa congiuntura così gravosa per il sistema pubblico costringe la politica e le istituzioni a fare delle scelte sulle priorità, ma senza rinunciare ai progetti qualificanti per il nostro sistema sanitario e agli orizzonti possibili.

Per garantire dunque anche il prossimo anno l’equilibrio finanziario, evitando il rischio di un tetto massimo per ticket, nuova tassazione e azzeramento del turnover nelle strutture, la Regione ha deciso due cose. Primo, destinare alla sanità risorse proprie aggiuntive pari a 150 milioni di euro e confermare il finanziamento del Fondo per la non autosufficienza sul Bilancio di previsione 2013. Secondo, varare un Piano straordinario per la sanità che prevede, in sintesi: l’allineamento a quella unica nazionale delle tariffe ospedaliere con cui remunera i ricoveri presso le strutture pubbliche e private, aggiungendo poi un livello tariffario ai 2 previsti al momento; coprire il turnover del personale in modo articolato, salvaguardando al massimo gli addetti all’assistenza; aprire un “tavolo” sul rinnovo del contratto integrativo regionale per i medici; applicare la legge di stabilità nazionale portando al 10% il recupero sui contratti in essere per la fornitura di beni e servizi da parte delle Aziende sanitarie.