(7 agosto 2012) Da oggi, con l’approvazione alla Camera, il decreto del governo Monti sulla revisione della spesa pubblica è legge. Stando al merito sottolineo solo due aspetti: con questo voto di fiducia per il PD si conclude la fase dei c.d. “compiti a casa”, cioè delle misure per il rigore e il risparmio necessarie a superare l’emergenza, e si apre la stagione altrettanto necessaria della politica per la crescita, per gli incentivi all’occupazione, per un’equità che è condizione di tenuta sociale e sviluppo civile del Paese. L’altro aspetto riguarda gli stanziamenti volti alla ricostruzione delle zone terremotate: 2 miliardi ricavati dai risparmi alla spesa più, soprattutto, 6 miliardi di finanziamenti agevolati garantiti dallo Stato che le banche potranno concedere ai singoli danneggiati dal sisma. Un sostegno importante e concreto ora diventato realtà, frutto del lavoro svolto in sede nazionale dal commissario per la ricostruzione Vasco Errani. Per quanto riguarda le altre luci – ed ombre – del provvedimento rimando alla dichiarazione di voto di fiducia dell’On. Marchi a nome del Gruppo del Partito Democratico alla Camera.

Atti Parlamentari Camera dei Deputati – XVI LEGISLATURA— SEDUTA DEL 7 AGOSTO 2012 — N. 678

MAINO MARCHI. “Signor Presidente, colleghi deputati, rappresentanti del Governo, con questo voto di fiducia, che il Governo ha chiesto, e con l’approvazione e la riconversione in legge del decreto legge sulla spending review, si chiude una fase intensa del lavoro del Governo e si affronta la questione della spesa pubblica, con modalità diverse da quelle dei tagli lineari dei Governi Berlusconi.

Non tutto il decreto-legge è coerente con questo obiettivo, ma si è avviato un percorso e ritengo che critiche e stimoli sul merito siano più che legittimi da parte di chi, come il Partito Democratico, ha sempre sostenuto questo metodo, dai tempi del Governo Prodi e del Ministro Padoa-Schioppa, in cui si era assunto questo approccio. E poi, di fronte a tutte le manovre di questi anni, che puntualmente ripetevano i tagli lineari, lo ha riproposto. Mentre ritengo molto meno legittime le critiche – lo dico ai colleghi della Lega Nord Padania – da parte di chi, al Governo per otto dei dieci anni dal 2001 al 2011, ha sempre votato e approvato provvedimenti e manovre con tagli lineari (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), con un federalismo solo
annunciato e mai realizzato … Una fiducia, quindi, che il Partito Democratico dà, in coerenza con gli impegni assunti, ad un Governo che opera per affrontare e superare l’emergenza, consapevoli che il Governo Monti l’emergenza non l’ha né creata né ha concorso a determinarla, ma l’ha ereditata in un momento in cui eravamo sull’orlo del baratro ed ha sviluppato un’azione coerente per poter dire in Europa e a tutti gli interlocutori internazionali: ciò che a noi compete fare, l’abbiamo fatto.

Stiamo ancora come a novembre? No, certo è emerso che lo spread dipende in gran parte dall’Europa e dal contesto nternazionale, ma la credibilità internazionale dell’Italia è uguale ad allora? Monti e Hollande, entrambi sostenuti dal Partito Democratico, sono protagonisti dell’avvio ancora timido, ma che c’è, del cambio di passo dell’Europa. Rigore sì, ma anche politiche per lo sviluppo e la crescita, rigore sì, ma insieme a strumenti comuni europei per fermare la speculazione finanziaria contro l’euro e ricostruire una risorsa fondamentale per l’Europa, ossia la solidarietà per un destino comune. È un’azione che va continuamente rafforzata, ma non c’è solo la responsabilità del Governo, c’è una responsabilità di tutti. Se tra chi aspira a governare nel 2013 e negli anni
successivi vi sono forze che mandano messaggi del tipo: uscire dall’euro, ritorno alla lira, non pagare il debito pubblico, è evidente che si riduce la fiducia e cresce la diffidenza nei confronti dell’Italia, e con la diffidenza crescono i tassi di interesse che ci chiedono per acquistare i nostri titoli di Stato, ma nella politica italiana ci sono anche forze che non scherzano con il fuoco, come il Partito Democratico, una certezza oggi e in futuro per gli italiani, per l’Europa e per il mondo. Noi siamo fra coloro che vogliono e operano
per gli Stati uniti d’Europa e avanzano proposte per realizzare nel più breve tempo possibile il coordinamento delle politiche economiche e fiscali … Siamo convinti che occorra agire sulla spesa ed evitare aumenti di tasse, si può abbassare l’IMU e mettere una patrimoniale sui grandi patrimoni, ma non aumentare la pressione fiscale, e si deve continuare a rafforzare l’azione contro l’evasione fiscale e sviluppare quella contro la penetrazione delle mafie nell’economia. Quindi occorre agire sulla spesa, ma con
una spending review a trecentosessanta gradi, cioè con un piano industriale di ogni comparto della pubblica amministrazione a base zero, che analizzi ogni euro di spesa e la modifichi, con l’obiettivo di spendere meglio per spendere meno.

Questo ancora non c’è pienamente, ci sono azioni mirate, trasversali a tutta la pubblica amministrazione, come per l’acquisto di beni e servizi, ma c’è molto ancora da fare, e c’è un taglio troppo pesante a regioni, province e comuni, pur considerando i miglioramenti introdotti al Senato. Ciò mette a rischio il welfare, che non è solo spesa, è equità e propulsione per l’economia. Tagliare la sanità, azzerare il fondo sociale e tagliare regioni ed enti locali quando i bisogni sociali aumentano con la crisi, vuol dire creare problemi seri, con effetti su welfare, occupazione femminile, lavoro e PIL. Ci sarà bisogno di correzioni e, attenzione, occorre anche l’attenuazione dell’aumento delle tasse universitarie soprattutto verso gli studenti lavoratori.

Ci sono poi diversi elementi positivi nel decreto-legge da sottolineare: si rinvia e si riduce l’aumento dell’IVA, eredità, di fatto, dell’ultima manovra estiva del Governo Berlusconi, e si rinvia alla legge di stabilità per evitarlo completamente anche dal primo luglio 2013; comunque già da ora, fino a quella data, l’aumento è evitato, con un minor gettito di oltre 3 miliardi nel 2012 che arriva quasi a 10 nel 2014, coperto con le riduzioni di spesa; si portano gli esodati salvaguardati da 65 mila a 120 mila. Non è sufficiente, per il Partito Democratico nessuno deve rimanere senza lavoro, ammortizzatori e pensioni, però è un passo avanti, anche se non basta. Si mettono in movimento, per il terremoto dell’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, 6 miliardi di contributi per la ricostruzione di abitazioni e immobili per le attività produttive, soldi veri, 6 miliardi di finanziamenti immediati con garanzia a carico dello Stato per 450 milioni l’anno; si anticipano poi coperture per spese necessarie, tipo 5 per mille, missioni
internazionali, libri di testo, che in precedenza venivano finanziate solo alla fine dell’iter della legge di stabilità. Ritengo condivisibile il percorso per il completo riordino delle province, sono discutibili i parametri individuati dal Governo, ma il percorso che coinvolge, avendo protagonisti regioni ed enti locali, è giusto.

Dopo questo provvedimento … bisogna prendere di petto il tema Italia e recessione, riduzione del PIL nel 2012 e probabilmente anche nel 2013, calo dell’occupazione, il tema del lavoro ai giovani. Dobbiamo agire per creare lavoro, per favorire opportunità di lavoro. Le riforme fatte servono ma non bastano, occorre accelerare tutto ciò che riguarda i pagamenti della pubblica amministrazione, qualcosa si è mosso ma è una questione gigantesca su cui tenere costante la pressione. Ci vuole un po’ di lavoro creato con investimenti diffusi su tutto il territorio nazionale e lo possono fare solo gli enti locali; o si modifica il Patto di stabilità interno o non se ne esce. Serve, come l’ha definita Pier Luigi Bersani, una politica industriale integralmente ecologica; qualcosa si è mosso ma per sviluppare prodotti e servizi innovativi in quei settori che in un mercato globale, sempre più attento alle sfide
ambientali, rendano l’Italia un punto di riferimento essenziale, c’è ancora molto da fare. Occorre, poi, mettere un po’ di entrate dalla lotta all’evasione fiscale che il Governo Monti, nel decreto « salva Italia », non aveva già scontato nei saldi per ridurre un po’ le tasse su imprese, lavoro e redditi più bassi, per favorire la domanda interna, e occorre attenzione su scuole, università e ricerca. Con poco investimento sul sapere non vi è futuro. Il Partito Democratico dà la fiducia al Governo per la sua azione, per il contesto in cui avviene e per il merito del provvedimento, e propone anche azioni ulteriori per il lavoro, lo sviluppo sostenibile e la crescita. Rappresentanti del Governo, probabilmente oggi, sia per la fiducia sia per il voto finale, nessun altro gruppo darà tanta fiducia al Governo come il Partito Democratico. Se ne tenga conto in quell’interazione tra Governo e Parlamento auspicata dal Presidente
del Consiglio dei ministri, perché davvero noi, il Partito Democratico, abbiamo pensato e pensiamo prima di tutto l’Italia.”