(Bologna, 16 maggio 2012) Seduta congiunta oggi in Assemblea, della mia Commissione e quella “Bilancio e affari generali”, per concludere con una Risoluzione la consultazione pubblica della Commissione europea per promuovere l’“equilibrio di genere nei Consigli di amministrazione (delle società quotate in borsa) dell’Unione”. Dopo la decisione condivisa in Commissione Parità di divulgare tra enti e associazioni dell’Emilia-Romagna il questionario europeo voluto dalla vicepresidente Viviane Reding, ecco – in sintesi – gli esiti dell’iniziativa, che saranno trasmessi alla Commissione europea, al Senato, alla Camera e ai parlamentari europei eletti in regione.

Dalle risposte al questionario che abbiamo ricevuto si evince che l’autoregolamentazione delle imprese non può essere sufficiente. Non bastano neppure le misure “quantitative” e di proporzione numerica donne-uomini, ma serve anche e soprattutto un diverso approccio culturale che ispiri una gestione sempre più proficua e paritaria: un percorso che valorizzando il merito ed eliminando gli stereotipi, renda evidente la positività e il valore aggiunto che la presenza della componente femminile può dare all’attività imprenditoriale. Vanno perciò attivati percorsi di formazione mirata e strumenti di monitoraggio permanente per facilitare il processo di gender equality e migliorare l’efficienza delle imprese. Una maggiore partecipazione femminile ai vertici aziendali è comunque necessaria, anche perché può facilitare cambiamenti organizzativi volti all’inclusione e alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. Per incentivarla si può prevedere la creazione di un albo delle imprese virtuose (quelle che dopo la fase transitoria hanno raggiunto la quota di partecipazione obbligatoria richiesta), penalizzando le imprese che non si adeguano nei tempi richiesti con l’esclusione da eventuali meccanismi incentivanti. Appare fondamentale una regolamentazione generale a livello europeo, “comprensiva di misure incentivanti e/o penalizzanti da applicarsi in modo progressivo, dirette a garantire una rappresentanza paritaria negli organi di governo aziendale, unitamente all’individuazione di strumenti di trasparenza che impegnino concretamente il management (“marchi di parità”, “pink-list” per le aziende virtuose, codici di autodisciplina, protocolli d’intesa)”.

Questo è ciò che chiediamo all’Europa, auspicando che la consultazione pubblica produca una normativa ad hoc per la partecipazione delle donne al processo decisionale economico.