(Bologna, 16 marzo 2012) Questa mattina in Commissione per la parità abbiamo esaminato progetti ed esperienze di competenza dell’assessorato alle Politiche per la sicurezza della Regione, a conclusione di un percorso di approfondimento sull’emergenza della violenza sulle donne iniziato con l’assessore Marzocchi. Sul fronte della sicurezza, la Regione da una parte ha svolto e svolge indagini e ricerche, dall’altra finanzia progetti di enti locali e associazioni.

Negli ultimi anni sono state pubblicate due ricerche sul tema: la prima dedicata agli strumenti di contrasto e sostegno alle vittime; la seconda per definire un quadro statistico del fenomeno e dell’insicurezza delle donne nella nostra regione, oltre la ricerca nazionale Istat. I progetti proposti dal territorio e finanziati, a partire dal 1999, sono oltre 500, di cui 40 si occupano in specifico del contrasto alla violenza di genere. Gli interventi finanziati spaziano dal potenziamento del controllo sul territorio alla riqualificazione urbana, dalle attività contro l’emarginazione e il disagio sociale ai servizi per l’integrazione multietnica e per la gestione del conflitto, dall’animazione dello spazio pubblico alle campagne educative e informative. Un altro strumento è quello dei Protocolli d’intesa a livello territoriale, per la massima integrazione degli strumenti a disposizione delle comunità, basati su interventi educativi nelle scuole e su campagne di prevenzione rivolte agli studenti.

In sintesi, ogni intervento a nostro parere deve partire dal fatto che la violenza pone in discussione in modo esplicito la libertà e l’autodeterminazione della donna. Contribuiscono positivamente sia i progetti informativi (che sensibilizzano le donne a denunciare gli autori della violenza o a rivolgersi ai centri preposti), sia i progetti di sostegno, che danno alle vittime di violenza un aiuto psicologico, legale od economico (dal 2004 al 2010, 56 donne hanno beneficiato di un sostegno da parte della “Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati”). Da rafforzare inoltre i progetti formativi rivolti alle figure professionali come operatori sociali, sanitari e forze dell’ordine; e i progetti pedagogici prima di tutto contro il bullismo, per
sensibilizzare i giovani al tema della violenza ed educarli alla differenza di genere.