(Torino, 13 febbraio 2012) Oggi ero al Tribunale di Torino per la lettura della sentenza del processo Eternit, in rappresentanza della Regione che si è costituita parte civile sin dalla prima fase istruttoria. Il processo si è concluso con la condanna a 16 anni di reclusione del vertice dell’azienda multinazionale Eternit per le morti da amianto lavorato nei suoi due stabilimenti italiani di Casale Monferrato e Cavagnolo, mentre ha visto estinti, per prescrizione, i reati che riguardano gli stabilimenti di Rubiera, e di Bagnoli in Campania.

Il presidente Vasco Errani, puntualmente informato, ha espresso rispetto e apprezzamento per quanti si impegnano con tenacia a tutela dei lavoratori e della salute in ogni contesto. Non vi è dubbio che si tratti di una sentenza sostanzialmente molto positiva, frutto di uno sforzo enorme della macchina della giustizia che ha contenuto in poco più di due anni il più grande processo mai celebrato in Europa per morti sul lavoro e ambientali. Credo che la condanna dei responsabili aziendali abbia reso parzialmente giustizia alle vittime, ma soprattutto renda ineludibile un’assunzione di responsabilità, privata e pubblica, per la salute e sicurezza dei lavoratori, per la qualità del lavoro e la tutela ambientale come pre-condizioni di sviluppo dell’economia e di qualsivoglia concetto di crescita.

E’ altrettanto vero che la prescrizione del reato per quanto riguarda la fabbrica Icar di Rubiera mitiga la soddisfazione che avremmo voluto esprimere unitamente al Comune di Rubiera, alla Provincia di Reggio Emilia e alle famiglie… In attesa di leggere le motivazioni che sono state alla base di questa scelta, resta comunque tutta la portata storica di una sentenza che costituirà un precedente importante per la garanzia di una maggiore sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente.