(Roma, Sala del Mappamondo – Camera dei Deputati, 10 febbraio 2012) Si è tenuto a Roma un interessante seminario di studio sul tema urgente e pressante del sovraffollamento penitenziario, che ha focalizzato proposte di soluzioni emergenziali e riforme di sistema messe in campo dal Partito Democratico. Organizzato dal Gruppo PD della Camera e dal Forum Giustizia della Direzione Nazionale del Partito Democratico, il seminario ha teso fare il punto sull’attualità politica e la questione umanitaria dei detenuti in carcere, anche in considerazione del decreto legge presentato dalla guardasigilli Paola Severino, impropriamente detto “svuotacarceri”, approvato in questi giorni alla Camera con voto di fiducia.

Il sovraffollamento penitenziario oltre a costituire una oggettiva lesione dei diritti individuali sanciti dalla Costituzione e fissati dall’ordinamento, rende di fatto il carcere una discarica sociale del sistema istituzionale, nell’eterna polarizzazione della discussione tra giustizialismo estremo ed indistinta indulgenza.

Immaginare che il carcere possa costituire l’extrema ratio, sia nelle forme della cautela giudiziaria e della tutela della sicurezza dei cittadini, sia come modalità di esecuzione delle pene, non si colloca in un orizzonte utopico, ma è l’impegno di un riformismo ambizioso, capace di attingere alla coscienza civile dei cittadini per un consenso maturo, che trovi in cambio certezza della pena, sicurezza ed efficienza del servizio giustizia.

Il Prof. Carlo Federico Grosso, da titano del diritto penale, ha sostenuto la necessità di abbandonare la visione carcerocentrica della sanzione penale, consapevole che l’opinione pubblica non è ancora pronta culturalmente a questo salto di prospettiva, ma convinto che sono sempre le avanguardie a guidare il popolo. Il PD è all’avanguardia?

Sala del Mappamondo della Camera con la Collega Diletta

Il Partito Democratico ritiene centrali i temi della Giustizia e rispetta le competenze di tutti i protagonisti in campo, non rinunciando ad una propria visione forte e originale che si traduce in alcune proposte di seguito dettagliate dalla relazione di Sandro Favi.

  1. 1. Revisione delle misure cautelari e pre-cautelari in carcere, per andare oltre il meccanismo perverso delle cosiddette “porte-girevoli” su cui è intervenuto il decreto legge n. 211 dello scorso dicembre e ridurre –riformandolo- l’elenco dei reati per i quali è imposta la custodia cautelare in carcere. In tal senso, ritengo altresì dovrebbe essere considerata responsabilmente come forma di cautela processuale necessaria per contrastare la piaga dei reati di violenza sessuale contro le donne, in cui spesso la vittima è destinataria di ricatti, minacce e pressioni da parte dei suoi carnefici, e per superare un inaccettabile residuo di sottoculture presenti nella società che indulgono a giustificare gli istinti predatori ed a considerare la libertà sessuale della donna come un’ipocrita attenuante.
    • Superamento del cosiddetto pan-penalismo che affatica il sistema giustizia e rende il carcere un contenitore a prescindere da un’effettiva valenza retributiva e rieducativa della pena, mediante la depenalizzazione di reati minori, l’introduzione dell’istituto del non luogo a procedere per irrilevanza penale del fatto o la tenuità dell’offesa, la previsione di sanzioni differenziate in ragione della gravità del reato secondo i principi di sussidiarietà, offensività e responsabilità.
    • La legge ex Cirielli segna l’inconcludenza e l’inefficacia delle politiche della paura perseguite negli ultimi anni. E’ saggio e opportuno ristabilire l’equilibrio e restituire al giudice di merito la determinazione delle pene per le responsabilità accertate, evitando etichettature e presunzioni di rischio criminale che di fatto ha costituito la maggiore causa del sovraffollamento delle carceri.
    • Rilancio delle misure alternative al carcere per l’esecuzione delle pene finalizzato a restituire speranza ai condannati, favorire il reinserimento, diminuire la tensione sociale, mediante il potenziamento dei percorsi e delle professionalità dedicate alle strutture e ai servizi territoriali degli Uffici dell’esecuzione penale esterna.
    • Revisione delle norme sul trattamento penale dei tossicodipendenti colpevoli di reati, modificando la legge Fini-Giovanardi che pone eccessivi limiti e condizioni ai percorsi terapeutici alternativi alla detenzione.
    • Superamento del trattamento discriminatorio in campo penale e penitenziario per i condannati stranieri secondo quanto affermato dalla Corte di Cassazione in diverse occasioni.
    • Applicazione dell’istituto della sospensione del procedimento con la messa alla prova dell’imputato, particolarmente efficace nei confronti dei più giovani adulti autori di reato, ancora acerbi nell’esperienza dell’illegalità.
    • Adeguamento degli organici di Polizia penitenziaria con integrazione di professionalità dedicate alla cura della persona (educatori, assistenti sociali, psicologi) e messa in rete dei servizi e delle istituzioni sul territorio.
    • Revisione delle misure di sicurezza, divenute pressochè indistinguibili dalla pena carceraria.
    • Il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, da sempre sostenuto dal Partito Democratico, sta per concretizzarsi come paradigma di quel riformismo coraggioso e tenace che orienta trasversalmente i diversi schieramenti politici.

    Tutto questo in una logica che si coniuga con interventi sulle strutture carcerarie, ma che non può sostituire l’impegno politico diretto ad una profonda ed incisiva riforma di merito, come operazione di progresso culturale e di civiltà.