(Ferrara, 15 dicembre 2011) Studi e ricerche sul protagonismo femminile dell’Ottocento risorgimentale, nel 150° dell’Unità d’Italia, non hanno nulla di rituale. Sono perciò intervenuta molto volentieri oggi, in rappresentanza dell’Assemblea legislativa, al convegno “L’Ottocento: un secolo fra le donne di Ferrara”, promosso dall’Archivio storico dell’Unione Donne Italiane, assieme a Comune, Provincia e Università ferraresi.

Iniziative come questa sottraggono al silenzio del tempo voci e profili di donne forti, ma spesso sconosciute alla storia, che rappresentano un patrimonio culturale e civile importante, perché è da loro che sono iniziate le prime esperienze di partecipazione femminile alla vita pubblica italiana, le prime richieste di diritti, i primi esempi concreti di emancipazione, che nel nostro paese sarà conquistata solo molti anni dopo. Sottrarre queste figure all’oblio e riconsegnarle alla conoscenza e alla memoria, non solo femminile ma collettiva, è quindi una doverosa operazione storica, ma è soprattutto un’importante operazione culturale: ci consente, infatti, attraverso la ricostruzione attendibile del passato, di comprendere meglio il nostro presente, di valutare con più precisione le tappe dello sviluppo della nostra società verso la parità tra donne e uomini, che è ancora lontana dal compiersi, nella rappresentanza e nelle istituzioni, così come nel lavoro e nella società.

Proprio per la caratteristica di “pioniere” dell’emancipazione, molto spesso tra queste figure femminili si trovano personalità interessanti, caratterizzate da intelligenze brillanti e passioni civili profonde, che nonostante il tempo passato sono ancora capaci di suscitare emozioni in chi si accosta alla loro storia. E’ un bene prezioso in un tempo come l’attuale in cui, per varie circostanze, abbiamo molto bisogno di esempi concreti, presenti e passati, di quotidiano impegno civile indirizzato al cambiamento. Non posso quindi che lodare il lavoro dell’UDI, che si colloca con grande serietà e autorevolezza tra le associazioni e istituzioni che arricchiscono la nostra memoria storica, la mettono al servizio del presente e hanno contribuito a rendere viva e “popolare” la ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia.