La soddisfazione di Roberta Mori (PD): “Il voto di oggi sostiene la Casa-Ospedale di Reggio Emilia e le azioni per il benessere della donna e del bambino.”

Anche dalle ultime rilevazioni Istat l’Italia si conferma un paese per vecchi, con uno dei tassi di natalità più bassi al mondo (9,6%). L’Emilia-Romagna alza un po’ la media grazie a un trend di crescita dei tassi di natalità e di fecondità, con un numero medio di figli per donna pari a 1,45, contro il l’1,40 a livello nazionale. A Reggio Emilia il tasso di natalità è il primo in regione, dell’11,5% con 1,63 figli per donna. Un incremento dovuto sia ad una ripresa fra gli italiani che ad un’aumentata presenza di cittadini extracomunitari, che contribuiscono per ben il 31,9% sul totale dei nati.

Per affrontare al meglio le nuove esigenze strutturali e di servizio in un settore così importante ma purtroppo oggetto dei tagli finanziari del governo nazionale, oggi l’Assemblea Legislativa ha approvato all’unanimità un atto di indirizzo del Gruppo PD, che impegna la Regione a sostenere i percorsi socio-sanitari diretti al miglioramento della qualità delle prestazioni in materia di salute e benessere della donna e del bambino, nella logica di integrazione massima di tutti i soggetti coinvolti. A partire dalle esperienze e progetti più avanzati, come è quella dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e del progetto ”Casa-Ospedale della donna e del bambino”.

“La cura materno-infantile, le stesse strutture ospedaliere e la dimensione assistenziale e formativa del percorso di nascita – spiega la prima firmataria della Risoluzione, la consigliera Roberta Mori – necessitano oggi di un passo in più. Anche in questo campo così importante per restituire fiducia nel futuro alla nostra comunità il governo si dimostra capace solo di tagli lineari, ma la Regione Emilia-Romagna non ci sta e promuoverà un progetto come quello della Casa-Ospedale di Reggio Emilia quale occasione di sviluppo della rete regionale di servizi socio-sanitari e delle sue eccellenze specialistiche.”

Il progetto, ispirato dal Primario di Ostetricia del Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, Prof. La Sala e condiviso dalla Direzione Ospedaliera, nel prevedere la creazione di una struttura aggregativa delle unità e funzionalità dirette alla “cura” materno-infantile, alla formazione e alla ricerca in raccordo con le esperienze educative note in tutto il mondo di Reggio Children, risponde secondo la consigliera a tutti i criteri ottimali che insieme alla rete territoriale concorrerà ad un migliore accesso e qualità dei servizi.

Significativo l’intervento in Aula del consigliere PD bolognese Antonio Mumolo, che assieme ai colleghi reggiani ha visitato tempo fa la struttura ospedaliera: “L’ospedale Santa Maria Nuova è tra i primi per numero di nascite e per le inseminazioni artificiali, tantissime persone vi si recano anche da fuori regione. Trovo il progetto molto bello e fondato su basi solidissime, sostenerlo significa tutelare ed estendere una realtà importante per la regione.”

“Il voto unanime di oggi di fatto avvia lo sviluppo qualitativo e quantitativo dei servizi della Regione.” – conclude la Mori – Abbiamo ottenuto l’impegno di un vero e proprio gruppo di progetto regionale, che coinvolgerà istituzioni, aziende sanitarie e portatori di interesse per tradurre concretamente il progetto nella logica del potenziamento dell’offerta declinato sui bisogni sociali dei territori.”

INTERVENTO RISOLUZIONE 820 – “Casa-Ospedale della Donna e del Bambino”

Grazie Presidente.

Gentili Colleghe e Colleghi, la Risoluzione che proponiamo alla discussione intende affrontare concretamente, ma anche dal punto di vista socio-culturale, il tema del benessere della donna e del bambino lungo il percorso della nascita e poi della maternità. Un tema che riguarda non solo, come ovvio, le donne e le coppie che vivono l’esperienza della gravidanza e genitorialità, ma più in generale la Comunità e l’investimento della stessa nella qualità dei servizi dedicati alla salute della donna e del bambino per guardare con fiducia al proprio futuro.

Non possiamo nasconderci che il quadro politico nazionale sia deficitario nell’assumere pienamente l’attuazione dell’art. 32 della Costituzione. Se infatti uno Stato penalizza e impoverisce il sistema pubblico dei servizi alla persona, non realizza quel diritto fondamentale dell’individuo e presupposto di uguaglianza sostanziale che è la tutela della salute. Sta accadendo proprio questo negli ultimi anni, con il taglio progressivo dei trasferimenti agli enti locali destinati alle politiche sociosanitarie ed un assai discutibile cambio di priorità nell’agenda politica nazionale. Le risorse sul sociale sono passate da 68 milioni di euro nel 2007 a 37 milioni nel 2010 e sono inoltre previsti circa 30 milioni in meno nel biennio solo per la nostra sanità, dal momento che il Fondo sanitario nazionale non sarà incrementato secondo le esigenze. Per la Regione Emilia-Romagna, invece, le priorità sono chiare, nel solco di un rinnovato impegno sull’attuazione delle politiche di genere, cui l’istituenda commissione pari opportunità darà ulteriore impulso.

In Emilia-Romagna siamo consapevoli della necessità di una governance del welfare di Comunità, all’altezza della sfida posta da nuovi e sempre più articolati bisogni, tanto che proprio questo orizzonte ha rappresentato il punto di forza del Piano regionale sociale e sanitario 2008-2010. Lo stesso impegno di una programmazione sociosanitaria integrata, basata sui bisogni e risorse di ogni ambito territoriale, che vuole valorizzare le eccellenze territoriali ed aumentarne l’accesso, dovrà essere pienamente assunto nel nuovo Piano regionale 2011-2013.

Uno degli aspetti qualificanti e dirimenti del ruolo che saprà mantenere ed ulteriormente assumere il nostro sistema pubblico dei servizi è rappresentato senza dubbio dai percorsi sociosanitari in materia di cura materno-infantile. In una società italiana che invecchia, dove un quinto della popolazione ha oltre 65 anni, il rischio più forte è sottrarre risorse là dove la loro richiesta è meno pressante. Del resto anche i rilevamenti ISTAT al primo gennaio 2011 confermano l’Italia uno dei Paesi con più basso tasso di natalità e fecondità, nonostante l’immigrazione: 1,40 figli per donna. In Emilia-Romagna si è assistito negli ultimi decenni ad un trend di crescita dei tassi di natalità e di fecondità non solo da parte di immigrate ma anche di emiliano-romagnole, stabili nel 2010, ma comunque superiori alla media nazionale, con un andamento particolarmente marcato nella provincia di Reggio Emilia, dove il tasso di natalità si attesta sull’11,5% con una media di figli per donna pari a 1,63.

E’ chiaro che l’alta incidenza delle nascite di figli immigrati pone alcune problematiche inedite rispetto a quelle tradizionali, ad esempio legate all’informazione sull’offerta dei servizi e alla cura di possibili patologie rare al momento del parto, così come ad una cultura generalmente molto diversa dalla nostra per quanto riguarda la dimensione educativa oltre l’evento. Nella provincia di Reggio Emilia l’attenzione alla dimensione materno-infantile dal punto di vista educativo è stata assicurata e resa parte integrante della cultura sociale dall’attività di rilievo internazionale di Reggio Children, mediante l’elaborazione e diffusione del “Reggio Emilia Approach”, che raccoglie intorno a sé collaborazioni e iniziative trasversali ed integrate.

Non può sfuggire l’importanza di un approccio di questo tipo nel processo di integrazione della popolazione immigrata che ricomprenda l’assistenza qualificata alla natalità, la formazione alla genitorialità e il primo apprendimento dei bambini. “Dove sta il significato profondo di una bambina che per la prima volta dice “io spero che”? Quando è che la speranza entra come una luce dentro la vita del bambino e perché? Se il futuro lo vediamo come misura, come linea, come spazio, come tempo; allora avvertiamo finalmente che di tutte queste cose abbiamo sempre un urgente, un enorme bisogno. (citazione di Loris Malaguzzi tratta da “Bambini in Europa”, anno IV, n. 1, febbraio 2004, Edizioni Junior, p. 7.)

Anche solo per i presupposti a cui ho accennato, emerge come non sia un caso che a Reggio Emilia abbia preso corpo un progetto di una “Casa-Ospedale della donna e del bambino” (la cui denominazione è a mero titolo esemplificativo, ma che sarà assunta in modo preciso solo all’esito del percorso), che prevede all’interno dell’Ospedale Santa Maria Nuova, la creazione di un’unica struttura aggregativa delle unità e funzionalità dirette alla “cura materno-infantile”. Elaborato dalla Direzione dell’Azienda Ospedaliera SMN, l’idea di progetto costituisce un punto di potenziale progresso e concreto avanzamento delle politiche per la salute per tutta l’Emilia-Romagna, in quanto si pone l’obiettivo di coniugare evoluzione tecnico-professionale, formazione, ricerca, umanizzazione dell’assistenza con la valorizzazione del Centro di Procreazione medicalmente assistita dell’ASMN, uno dei più importanti in Italia. Un approccio integrato tra il livello centrale ospedaliero altamente qualificato di assistenza e la indispensabile rete territoriale dei servizi a sostegno della maternità che in un tutt’uno costituiscono uno dei punti più avanzati della nostra realtà regionale ed un esempio a livello europeo.

La rete ospedaliera della provincia di Reggio Emilia è strutturata in 5 punti nascita e l’assistenza in area materno-infantile ha luogo sia presso l’AUSL che presso l’Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova, la quale si colloca tra i primi punti nascita della Regione. lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche degli ultimi trent’anni ha permesso di ridurre notevolmente la mortalità materna e perinatale, quest’ultima sempre più frequente tra le primipare di età più grande.

Il progetto della Casa-Ospedale della donna e del bambino dovrà essere articolato e sviluppato con il coinvolgimento di tutti i soggetti portatori di interesse, le aziende sanitarie, le istituzioni tutte, in un gruppo di progetto ampio e trasversale che codifichi tutti i bisogni in campo e li traduca in contenuti progettuali che -nell’ambito delle linee guida regionali, tra l’altro in via di aggiornamento per quanto riguarda i Consultori- potenzino l’investimento culturale, medico-assistenziale, tecnologico e scientifico sulla prevenzione per la salute della donna e del bambino, investendo sulla rete regionale come elemento anche di inclusione sociale, benessere collettivo e sviluppo comunitario.

La progettualità descritta si coniuga pure con la necessità di importanti investimenti finanziari per adeguamenti strutturali dei reparti interessati dell’OSMN di Reggio Emilia non più differibili, da realizzare con caratteristiche di polifunzionalità e diretti nell’immediato a consentire assistenza ed accoglienza appropriate alle donne ed ai bimbi. Necessità di cui sono stati autorevoli testimoni alcuni Colleghi consiglieri che ringrazio per l’interesse e la disponibilità dimostrate nel recente sopralluogo effettuato presso il reparto dell’Ospedale Santa Maria Nuova.

Con la risoluzione, dunque, si impegna la Giunta Regionale

  • A sostenere i percorsi socio-sanitari diretti al miglioramento della qualità delle prestazioni in materia di salute e benessere della donna e del bambino, nella logica di integrazione massima di tutti i soggetti coinvolti;
  • a valorizzare la realtà reggiana e l’esperienza socio-sanitaria ed educativa maturata nell’ambito della “cura” materno-infantile, nella prospettiva di servizio alla Comunità emiliano-romagnola;
  • a valutare positivamente, anche nel quadro del rinnovato impegno della Regione Emilia-Romagna ad adottare l’ottica di genere e di pari opportunità nelle sue politiche, il progetto della Casa-Ospedale della donna e del bambino, quale occasione di sviluppo della rete regionale di servizi socio-sanitari, delle sue eccellenze specialistiche e della reale accessibilità alle persone.

Si chiede all’aula ed ai gentili Colleghi di valutare positivamente la proposta.

Grazie.